Sognoggi


Dovevo andare a un appuntamento "fra Tiburtina e Tuscolana", itinerario segnato su un foglietto. Ma invece di prendere la macchina invento le solite linee di metropolitana fittizie con le fermate che si incrociano che manco un quadro di Escher; dovevo prenderla a Piramide +, così chiamata perché dovevi prenderla tuffandoti dall'alto a un livello sopraelevato rispetto a Piramide normale. Prima ero su una linea rossa in cui per scendere si doveva saltare dal vagone, chiedevo all'autista infatti perché non si fermava e l'autista era tipo Giamaicano e parlava very anglofono e mi diceva che lui avrebbe rallentato ma bisognava lanciarsi o sulle banchine larghe vere e proprie, oppure se volevi scendere in punti intermedi dovevi saltare sulla passerella strettissima che in galleria costeggia la parete, praticamente rasente il treno. Non so come ma scendevo. Andavo verso Piramide+ che era blu come la Metro B. Innanzitutto non prendevo il biglietto perché non avevo spicci.
Il "ruolo sociale" degli zingari era coperto dai caraibici che passavano ai tornelli senza biglietto e mi dicevo "beh almeno non sono sola". Passava il treno e dovevo calarmi dentro dall'alto, però era talmente pieno che nell'ultimo vagone, che era piccolo e pressoché quadrato, si vedeva la gente superspiaccicata del vagone precedente sul vetro che però si piegava sul loro peso tipo cellophane. Erano spiaccicati come dei sottaceti. 
Comunque ci metto poco, tipo due fermate. Incontro delle tizie con cui attacco bottone a cui chiedo informazioni riguardo la mia destinazione, scendendo, intorno abbiamo vari Caraibici. È periferia, in stazione verso le porte c'è un oggetto anomalo che non ricordo cosa fosse. Seguo le indicazioni che ho sul foglietto: una scritta sul muro "Ez...(non ricordo)" riconducibile a una comunità di skater del luogo -e c'erano, mi aiutava a interpretare la questione la tizia mora pienotta che era con me- . Una piazzetta dove avrei trovato diverse varietà di Stellaria -e c'era- . C'era anche dell'Erica arborea bianca e del bosso che notavo nelle aiuole.
La tizia mora mi chiedeva: "Ma è un appuntamento romantico?"
E rispondevo: "No, no. Romantico non si può."

Lì vicino c'era un bar-negozio di materassi dal nome lungo e in qualche modo avevo la macchina ed eravamo vicino a un edificio che sembrava Corviale, orrendo.

ieri
Ero a Tristan Da Cunha e andavo dal panettiere e in un negozio di alimentari piccolissimo, c'erano pure mio padre e mia madre e forse mia sorella, succedeva con questo panettiere qualcosa che non ricordo e che indispettiva quasi tutti tranne me. Comunque uscivo da lì e c'era un doppio quasi triplo o quadruplo arcobaleno in cielo, che risultava così per un qualche gioco di riflessioni, solo che siccome eravamo nell'emisfero australe l'arcobaleno era al contrario, cioè a U.

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